Lettera al Presidente Napolitano
Tesi sulle baraccopoli
Interrogazioni parlamentari sulle baraccopoli

reportage fotografico aggiornato a marzo 2011

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Viaggio nelle baraccopoli di Messina

 

Se e' vero che e' sempre difficile proiettare al di fuori il nostro mondo interiore, lo e' ancora di piu' quando si tratta di comunicare ad altri una esperienza emotivamente toccante e fuori dall’ordinario. Il viaggio nelle baraccopoli di Messina nasce dalla consapevolezza che esistono mondi appena fuori dal nostro che sono tanto lontani dalle nostre esperienze quotidiane da farci ancora provare quella sensazione di stupore che alimenta le riflessioni davanti a certe immagini. Il linguaggio fotografico, a differenza di quello verbale, si presta a descrivere quelle esperienze e quelle emozioni difficilmente raggiungibili dal linguaggio verbale.
Si presta perché per sua natura ha un forte legame di analogia con ciò che rappresenta; le immagini che l’osservatore potrà vedere in questo viaggio virtuale, hanno uno strettissimo legame con quel mondo, sono una vera e propria traccia che lascia un mondo fino a poco fa conosciuto per sentito dire ma sconociuto nella sua vera essenza e in tutte le conseguenze che porta con se.
Naturalmente non c’e' da parte dell’autore, nessuna pretesa di esaurire un argomento così complesso, ma c’e' sicuramente l’obiettivo di spronare le coscienze inducendo a qualche riflessione che si spera non svanisca nel nulla appena finita la visione delle immagini.

Ogni fotografia rappresenta il tassello del mosaico che andremo a ricostruire mentalmente dopo la visione delle immagini esposte, ma come in ogni viaggio che si rispetti, dobbiamo fare non i turisti ma i viaggiatori che si apprestano a vedere oltre lo sguardo delle fotografie proposte. L’esigenza che ha alimentato questo lavoro di reportage fotografico, di cui le immagini che vedrete rappresentano solo una ridotta selezione, nasce dalla indignazione che ciascuno di noi dovrebbe provare davanti alla presa di coscienza di una realta' Messinese così inquietante; il rischio maggiore è l’assuefazione; fino a quando i nostri occhi si indigneranno davanti alla denuncia dell’obiettivo fotografico saremo ancora vivi!!

Certamente la realta' è sempre piu' complessa di quella descritta da un obiettivo; dietro queste immagini ci sono storie di vita vissuta e proprio per questo motivo non dobbiamo fermarci in superficie ma andare oltre poiché i problemi di chi ci sta vicino non sono solo problemi degli altri ma anche problemi nostri che ci coinvolgono, lo vogliamo o no, sia direttamente che indirettamente.

In questo mondo indagato dall’apparecchio fotografico si è sedimentata nel tempo una vera e propria “cultura della baracca” ovvero l’accettazione rassegnata di un modo di vivere certamente lontano dagli standard di una società moderna e civile; certamente le cause di tutto ciò sono complesse da indagare, ma se vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo guardare questa realta' con nuovi occhi, senza pregiudizi e con una certa obiettivita'.

 

Roberto Pruiti

 

 

 

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Alluvione di Messina: reportage fotografico

su un disastro ambientale annunciato


Una serie di cause concomitanti, hanno provocato una catastrofe con 31 morti e 6 dispersi. Siamo sul versante ionico dello Stretto di Messina, dove la catena dei Monti Peloritani si affaccia sul mare con una fascia collinare molto ristretta. Formazioni geologiche fragili, costituite da rocce metamorfiche alterate . Alcuni paesini si stagliano arroccati sui pendii con i loro centri storici e le case nuove ai margini. Dietro gli abitati i fianchi delle colline, dove un tempo la mano sapiente dell’uomo aveva ricavato un sistema agricolo fatto di terrazze e muri a secco, canalette di scolo e alberi di agrumi. Con l’inurbamento, l’abbandono dei fondi agricoli determina lo smottamento lento ma inesorabile dei muri a secco. Gli incendi, per lo più dolosi, fanno il resto con la perdita della chioma arborea ed arbustiva lo strato agrario e il sottostante substrato roccioso alterato, è sempre pronto a franare e ad alimentare con una massa di detriti gli alvei dei torrenti.
A causa delle pendenze elevate e del piccolo sviluppo delle aste torrentizie, l’acqua mista a detriti ( a volte anche massi da 4 tonnellate), scende a gran velocità nel letto alluvionale trascinando ogni cosa (purtroppo anche masse di rifiuti e di materiali di scarico abusivamente depositati). Questa è la situazione attuale, resa particolarmente fragile e pericolosa da anni di abbandono delle colline e dalla mancanza di una buona politica di manutenzione del sistema dei torrenti.
Bisogna anche dire che l’unico allarme che può essere lanciato è prima del maltempo (allerta meteo), oppure al massimo all’inizio, ma, in questo caso, occorrerebbe una rete di monitoraggio e di attenzione istituzionale a maglie molto strette.
La sera del primo ottobre comincia a piovere. Piove su tutta Messina con un fenomeno intenso e persistente, ma nel tratto tra il villaggio di Giampilieri e il Comune di Scaletta (non più di 10 km) si scatena un nubifragio mai visto, durato circa tre ore, con 1600 fulmini seguiti da tuoni laceranti, e la caduta di circa 300 mm di pioggia. Si deve ritenere un fenomeno del tipo “bomba d’acqua”, un vero e proprio tifone, formatosi a causa dei mutamenti climatici sul Mediterraneo. Con tutto ciò il sistema dei torrenti regge. Lo scorrimento delle acque superficiali si incanala e raggiunge le foci dei torrenti. Ad un certo momento però si staccano le frane, numerose, alcune piccole, altre molto grandi; crollano muri e si staccano massi, crolla un intero tratto della strada per Scaletta Superiore. Le frane incombono sugli abitati, il fango non si incanala verso gli impluvi naturali, ma invade le stradine, trascina automobili, raggiunge i primi piani delle case, sfonda le porte e invade i cortili e i piani terra, alcune case vengono distrutte nell’arco di un quarto d’ora. E così Giampilieri è sommersa dal fango. A valle, nella ristrettissima fascia costiera, passano le infrastrutture principali, come la strada nazionale, l’autostrada e la ferrovia, con una serie di opere di attraversamento dei torrenti. Ma la sera del primo ottobre la furia dell’alluvione è irresistibile. I tratti di foce dei torrenti vengono invasi da centomila metri cubi di detriti e di automobili accartocciate. A Scaletta si forma un deposito sotto il viadotto dell’autostrada, la foce del torrente viene tappata dai detriti e il fango, che circonda i piloni del viadotto, devia su un percorso urbano, distrugge un vecchio convento di suore e la casa del principe Ruffo (due fabbricati storici, che dunque erano lì indisturbati da secoli); poco più avanti la massa di detriti e fango investe i fabbricati più recenti, passa sopra il rilevato ferroviario e rovescia furiosamente in mare. Si pensi che il fango ha reso intransitabile per un certo tempo, tutte le vie di comunicazione e gli alluvionati sono rimasti isolati. Le forze della Protezione Civile sono arrivate lentamente e a piedi, prima che si cominciassero a vedere gli elicotteri. Possiamo dunque dire che questi problemi vanno affrontati, realizzando anche centri di raduno sicuri e zone messe in sicurezza.
Infine oggi gli sfollati sono circa 1600. Alcuni potranno tornare a casa se questa sarà risultata idonea ai controlli strutturali. Altri sono rimasti senza casa, senza negozio, senza lavoro. Alcuni sono pure in lutto per la perdita di figli, parenti, amici. Si parla di costruire per loro delle “new-town”, ma sarebbe un danno ulteriore, perché in un territorio ristrettissimo si realizzerebbero ulteriori espansioni. Meglio finanziare le famiglie, che possano riacquistare una casa o riattivare la propria bottega. Gli abitanti di Scaletta e Giampilieri per lo più non vogliono lasciare il loro paese. Bisogna allora mettere in sicurezza i versanti e questo si può fare, evitando le colate di cemento, che costituirebbero un danno all’ambiente, al paesaggio e all’identità del territorio.Bene invece le opere di ripristino delle difese idrauliche, con fossati e massicciate in gabbioni di pietrame; ripristino dei muri a secco dei terrazzamenti; opere di ingegneria naturalistica, incentivi per la piantumazione di alberi e arbusti ecocompatibili e lotta antincendio. Sono opere che richiedono spese minime ma continue, per la necessità della manutenzione, che pertanto evitano l’abbandono del territorio e producono posti di lavoro. Tutte cose necessarie, sia dove c’è stata l’alluvione sia dove, questa volta, non c’è stata, ma è già annunziata per la volta prossima.


27 ottobre 2009 Ing. Enzo Colavecchio

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